Sull’uovo di Assagioli, la guerra e l’orchestra.

L’archetipo dell’Uovo è stato spesso usato per rappresentare l’Universo, richiama infatti la figura perfetta della sfera, ma aggiunge  in più un elemento di dinamicità che ben si inserisce nella dimensione mutevole e dinamica dell’Universo; inoltre, l’Uovo ispira il senso del mistero della fertilità e della nascita.

Nel rappresentare l’essere umano come un microcosmo, lo psicologo italiano Roberto Assagioli (fondatore della Psicosintesi) ha ritenuto valido attingere a questa figura per illustrare i contenuti consci e inconsci dell’essere umano; ne è risultato il cosiddetto Uovo di Assagioli, che è un’utilissima mappa di riferimento per la conoscenza di sé.

Vediamolo nelle sue parti:

Conscio

L’Ovoide assagioliano è una rappresentazione schematica della costituzione biopsichica dell’essere umano, che è a sua volta contenuto nella sfera illimitata dell’inconscio collettivo. Il punto centrale rappresenta l’Io Centrale e la stella al vertice indica il Sé. Tutte le linee delimitanti sono tratteggiate per indicare la costante possibilità di comunicazione tra le varie componenti  psichiche presenti. La porzione centrale è detta Conscio ed è quella parte della nostra psiche che in questo momento sta pensando, parlando, leggendo, ricordando. Alcuni la considerano essere la quasi totalità della psiche, ma in realtà il conscio ne è solo una piccolissima frazione; Assagioli paragona questa parte ad un palcoscenico su cui si avvicendano i vari personaggi che provengono dal retroscena a cui poi ritornano.

Subconscio

Attorno al conscio risiede il subconscio, è un luogo della coscienza facilmente accessibile tramite un’operazione volontaria di richiamo dei contenuti che qui sono riposti (ad es. possiamo più o meno facilmente ricordarci il titolo di una canzone, cosa abbiamo mangiato ieri, anche se in questo momento non sono nel nostro campo di coscienza). Questa è l’unica zona che è in diretto contatto con il conscio, tutto il resto è lontano dalla parte consapevole centrale della coscienza e per potervi arrivare sono necessari dei passaggi intermedi.

Inconscio profondo

Questa è la parte più antica e primitiva dell’essere umano, è il luogo della coscienza dove vengono memorizzate tutte le esperienze che abbiamo rimosso perché giudicate non integrabili con l’idea che abbiamo di noi stessi e della nostra personalità.
Tutto ciò che non ci piace degli altri (per il fenomeno dello specchio) fa parte di questa zona, qui risiedono le parti rifiutate di noi, le subpersonalità che compongono l’ombra in senso Junghiano (allo stesso modo in cui come tutto ciò che più ammiriamo negli altri fa parte dell’inconscio superiore).

Superconscio (o inconscio superiore)

Quest’area della psiche era stata completamente ignorata dalla Psicologia accademica prima che arrivasse il contributo della cosiddetta Psicologia Transpersonale. Il superconscio è quella zona della psiche dove risiedono le più elevate qualità dell’animo umano, da esso provengono le intuizioni e le ispirazioni superiori, artistiche, filosofiche e scientifiche, ma anche gli slanci altruistici e gli stati di illuminazione ed estasi.
Non essendo questa zona direttamente comunicante con il conscio, il singolo individuo può non essere consapevole dei moltissimi talenti che sono qui racchiusi (che tutti abbiamo) e che tenderà ad ammirare negli altri che li manifestano nella propria personalità (in virtù del meccanismo dello specchio).

Inconscio collettivo

L’inconscio collettivo , così definito da Jung , è quel mare energetico, emozionale e mentale in cui è immersa la
nostra psiche e che ci mette in comunicazione con tutti gli altri esseri umani.
Come avviene tra le cellule, in ogni istante avvengono fenomeni di osmosi tra noi e le altre persone, come anche con l’ambiente esterno. A causa della nostra immersione nell’inconscio collettivo dell’umanità risentiamo delle fluttuazioni emozionali planetarie (come in casi di calamità o di guerre che abbiamo una rilevanza internazionale marcata, per le quali saremo ansiosi anche se lontane da noi geograficamente; ne abbiamo fatto esperienza anche recentemente attraverso gli accadimenti degli ultimi due anni come il covid e la guerra in Ucraina). Questo fortunatamente vale anche in positivo.

Io Centrale

L’Io è quella parte che sente, prova, pensa, vede, e che sperimenta i vari stati della psiche. Nei primi anni di vita, quando dormiamo o anche in molti momenti di veglia, la coscienza dell’io può essere molto confusa; ma anche quando il senso dell’io è presente, non è affatto unitario ma composto da tante voci con esigenze differenti e contrastanti (subpersonalità). L’Io centrale è un centro di coscienza e volontà.

Se Superiore

Si tratta di una sorta di “Centro permanente”, al di là dell’io cosciente. Il Sé è per sua natura immutabile, un po’ come il cielo che non cambia a prescindere dagli eventi atmosferici che lo attraversano. Possiamo fare esperienza del se è superiore quando ci troviamo a vivere una peak expirience o durante la pratica della meditazione. Il concetto di peak expirience fu introdotto da Maslow (uno dei fondatori della psicologia umanistica) e fa riferimento a quell’esperienza di particolare benessere che si può vivere in alcuni momenti di estrema felicità e connessione. È un’esperienza che aiuta le persone ad entrare in contatto profondo con delle qualità fondamentali della vita, delle quali spesso non si è consapevoli, che è difficile condividere. In quei momenti diviene maggiormente possibile entrare in contatto con quella forza vitale che Rogers (uno dei padri fondatori della psicologia umanistica e ideatore della Terapia Centrata sulla Persona) chiama tendenza attualizzante.

La sintesi

Semplificando molto, potremmo dire che quando tutte queste parti sono in comunicazione in modo dinamico e armonioso noi stiamo bene e viviamo pienamente. Come nella vita di una cellula, anche noi necessitiamo di uno scambio fluido e continuo sia interno (tra le varie componenti della nostra psiche) che esterno (nelle relazioni e con il mondo). Ma spesso c’è separazione, conflitto, blocco.

Quando al nostro interno c’è separazione, quando ignoriamo le subpersonalità che stanno nel nostro inconscio profondo (che nell’insieme vanno a costituire la nostra Ombra) si crea un conflitto interno che solo nel migliore dei casi è cosciente. In questo modo, molte delle nostre energie vengono utilizzate per fare la guerra o per difendere i confini, anziché essere messe a disposizione del Sé superiore e della tendenza attualizzante. Lo stesso dicasi per l’esterno, nelle relazioni con gli altri e con il mondo. Per di più dobbiamo considerare che non può esservi vera pace fuori se non c’è pace dentro, al massimo potrà esservi una parvenza di pace.

È in quest’ottica che un lavoro di sintesi assume una grandissima importanza, una sintesi nella quale ogni parte può integrarsi con l’altra e in cui l’Io può andare al governo attraverso una volontà cosciente e deliberata. L’ Io diviene in questo modo come un direttore d’orchestra in grado di tenere insieme le varie parti che possono così cooperare alla creazione di melodie armoniose.

Perché questo è tanto importante? Perché un’orchestra che deve rinunciare ad una sezione (archi, fiati, ottoni, etc.) non potrà mai suonare pienamente ed esprimere il proprio potenziale; certe melodie le saranno precluse o risulteranno notevolmente impoverite. Allo stesso modo, anche un’orchestra in cui una sezione si metta a fare delle note che non si accordano con quelle delle altre sezioni, oppure esegua la propria parte ad un’intensità e ad un volume eccessivi, non potrà dare origine ad una melodia piacevole e armoniosa. Lo stesso accade a noi: noi, con tutte le nostre parti, siamo l’orchestra. Noi, attraverso un lavoro di sintesi, diveniamo il direttore d’orchestra.